Roma, 29 Giugno 2003

 

Cecchino fa la pipì in classe

 

Frequentavo la terza media per il secondo anno consecutivo, quindi ero più grande rispetto alla maggior parte dei miei compagni di scuola, e mi divertivo a punzecchiare le giovani reclute con scherzi troppo pesanti per la nostra età.

Quindi, Vi racconto uno dei tanti episodi, credo il più divertente, quest’ultimo veramente molto piccante, accaduto nell’ora di disegno, sempre nell’ora di disegno con la giovanissima professoressa supplente, molto bella e seducente. Siamo nella prima ora di lezione e se ben ricordo era una bellissima giornata d’estate e il tajer estivo della nostra professoressa era veramente provocante e noi alunni, quasi tutti quattordicenni, tutto ciò ci imbarazzava positivamente e ci faceva gola, tanto che, a turni facevamo cascare degli oggetti dal banco, penne, matite, quaderni e raccogliendoli, data la posizione favorevole, davamo una sbirciatina alle bellissime gambe della professoressa, che era seduta di fronte a noi, dietro una cattedra a giorno, vale a dire un tavolino. Quindi vigeva nell’aria una atmosfera di surriscaldamento degli animi, essendo noi tutti dei provetti maschietti, e a questo punto cosa si inventa il Pietro, per rendere la giornata più interessante e intrigante?

E’ necessario fare una piccola premessa, nell’ Istituto di scuola media frequentato da noi, era consentito andare al bagno allo scadere della seconda ora, per evitare imboscamenti sin dalla prima ora di lezione, per cui tutti quanti la facevamo a casa prima di recarci a scuola e così il problema era superato, ma nella nostra classe è seduto al mio fianco e nello stesso banco, Francesco, chiamato da noi tutti Cecchino, costui essendo debole di reni, a suo tempo, aveva presentato ai nostri professori titolari, il certificato medico che lo esentava da tali obblighi scolastici, per cui poteva andare al bagno ogni qual volta che ne aveva bisogno, ma la nuova bellissima supplente non era al corrente di tale problema. Allora, approfittando di tale situazione, mi rivolgo al mio amico di banco affetto da questa esigenza renale, e lo inizio a stuzzicare con ripetuti psss, e il piccolo sventurato, sorridendo e sicuro di se, mi dice: guarda Pietro è inutile che mi prendi in giro, stimolandomi con il tuo psss, tanto adesso mi alzo e chiedo il permesso alla professoressa di uscire, detto fatto, Cecchino si alza e chiede alla bellissima supplente di andare al bagno, specificando di aver presentato a suo tempo il certificato medico e che quindi poteva assentarsi dall’aula anche durante la prima ora di lezione, ma la professoressa incrociando il mio sguardo, capì che lo scolaro mentiva, poiché le feci cenno con una smorfia e con il dito indice, mostrando un evidente segno di diniego, naturalmente, senza farmi accorgere dall’ amico Cecchino, e così la giovane supplente, dopo la mia chiarificazione, per essere coerente con il regolamento scolastico, vieta allo scolaro di andare al bagno, intimandogli di restare seduto. A questo punto, il tempo strige e quindi bisognava fare presto ed escogitare subito il piano d’ attacco finale.

Mi rivolsi al mio compagno di banco in modo impietoso e con tono imperativo gli dissi: guarda questa cretina, non ti ha creduto che soffri di mal di reni, fossi in te, a questo punto la farei nel banco, lui rise e mi disse in confidenza, che aveva suggestione a farla davanti ad una bellissima donna, allora io per essere più incisivo lo toccai nel suo punto debole e replicai: senti, scommetto 50 figurine di calciatori più famosi, tra cui Boniperti e Mazzola, che tu non sei capace di fare due gocce di pipì per terra, qui sotto al banco, ripeto solo due gocce e le figurine sono tue. Il malcapitato accettò e dopo aver depositate le mie 50 figurine all’ amico Riccardo Labate, che era seduto nel banco dietro di noi, in mancanza di Frizzi, ebbe inizio la scommessa.

Il piccolo Francesco, detto Cecchino, iniziò furtivamente a sbottonarsi la patta dei pantaloni alla zuava, e preso il pisellino fra le dita, con convinzione e sicuro di se, esaudì la scommessa, facendo cadere alcune gocce di pipì per terra sotto il nostro banco, dicendomi con un sorriso che aveva vinto, ma ad un tratto, il piccolo esce fuori dal banco con impeto, tenendo stretto il pisellino tra le dita e chiedendo alla professoressa di uscire per andare al bagno, ma il pisellino era ormai rigonfio di pipì, come un palloncino pieno d’aria e così, lasciata la presa, seguì uno zampillo pari a quello della fontana di Trevi, e subito dopo, stremato e dimesso, iniziò a farla tutta, ridendo e piangendo contemporaneamente, suscitando sdegno da parte della bellissima professoressa che lo guardava inorridita, e suscitando invece tanta ilarità nella scolaresca: Il sottoscritto per aver messo in imbarazzo la professoressa, rise a crepa pelle sino alla fine dell’ora, sopraggiunta la bidella ripulì il lago di pipì ed io che avevo segnalato la falsa informazione alla professoressa in erba, che capita la malizia, mi punì con una nota in condotta. Fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio. Oggi Francesco, è un funzionario dello Stato e spero di incontrarlo e chiedergli se ancora fà la pipì in presenza delle signore.                                               Pietro Sabato